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    June 27

    ..delirio nuovo...

    ..ci siamo: nuova settimana nuovo delirio..stasera riassumo brevemente quello che mi è accaduto negli ultimi giorni..alti e bassi, tanto per cambiare..fa caldo ed è ok x andare a mare-piscina (vedi sabato) ma nn è ok per studiare e andare all'univ..intanto il progetto universitario sta andando alla grande e mercoledi' 28 c'è il primo spettacolo..speriamo bene...ho conosciuto nuove persone, nuovi ambienti, ma ho perso in maniera del tutto inspiegabile una ragazza a cui voglio davvero bene...e nn so davvero xkè...voglio mandare un bacio ad un altra ragazza che ho conosciuto da poco, è una persona davvero interessante con la quale passerei ore ed ore a dialogare...visto che siamo in tema di saluti mando un bellissimo vaffanculo ad una persona che ho visto oggi in tv che dice che l'italia che conta è dal lato nord del Po' in su... d'altra parte stamattina ho ritrovato una persona che ho un po' trascurato nell'ultimo periodo ma so che mi vuole davvero bene....o forse no ??  purtoppo il sonno mi assale e domani è un altra giornata di studio davvero incasinato...il mio contatto lo avete, tenete botta
     
     
    Raff
    June 23

    ..Buon Compleanno Amadeus !

    ...Ci siamo ! anche quest'anno è partito il festival ''Il trionfo del tempo e del disinganno''
    il primo concerto è stato completamente dedicato a Mozart, ed ho deciso di pubblicare integralmente i brani letti durante il concerto sulla vita del grande compositore Austriaco..
     
    Buona lettura e tanti auguri Mozart !!
     
     
     
     

    Il 27 gennaio 1756, a Salisburgo,alle otto pomeridiane, nell’oscura camera da letto dell’alloggio al primo piano di casa Hagenauer, veniva al mondo l’ultimogenito dell’egregio <<Hofmusikus>>Arciepiscopale. L’indomani stesso, il bimbo venne battezzato coi nomi di Johannes, Chrysostomus, Wolfgangus, Theophilus. A quest’ultimo nome fu, successivamente, preferito quello più amabile di Amadeus.

     

    Il bimbo Amadeus, precoce com’era, non tardò a seguire con invidia ed estatico rapimento le lezioni di musica impartite dal padre alla sorellina di cinque anni maggiore di lui, per correre subito dopo al cembalo a divertirsi. Gli indizi del suo orecchio straordinario e della sua strabiliante memoria musicale si fecero di giorno in giorno più numerosi e sensazionali. A tre anni era già capace d’imparare a memoria senza sforzo, in circa un’ora di tempo, facili pezzi per cembalo che poi suonava con “perfetta chiarezza e ineccepibile ritmo”.

     

    <<Quando sedevi al cembalo>>, gli scrisse il padre nel 1778, <<o comunque ti occupavi di musica, nessuno poteva permettersi di farti il minimo scherzo. E il tuo viso assumeva un’espressione così grave e pensierosa che parecchie persone ragguardevoli di diversi paesi temevano seriamente che il tuo ingegno troppo precoce non ti permettesse di vivere a lungo>>. Infatti, anche in futuro, nulla irriterà maggiormente quell’uomo d’indole così tranquilla e conciliante, quanto un pubblico disattento, rumoroso, incomprensivo.

     

    Già da bimbo, si rifiutava di suonare se fra gli uditori non c’erano intenditori di musica; allora bisognava ingannarlo e fargliene credere tale qualcuno. Alla corte di Maria Teresa pretese (e aveva solo sei anni!) che si chiamasse ad ascoltarlo l’illustre compositore Georg Christoph Wagensel, maestro dell’imperatrice, perché i nobili signori presenti non gli bastavano:  <<Lui deve venire, perché lui se ne intende!>>

    E, da adulto, di null’altro andò tanto orgoglioso quanto del giudizio del suo grande amico Joseph Haydn.

     

    I viaggi, nel Settecento, non erano comodi. Solo sugli itinerari più frequentati e più importanti c’erano vere carrozzabili e regolare servizio di posta. Il servizio era affidato ai maestri di posta che godevano di una provvigione sui trasporti e avevano l’obbligo di tenere sempre rifornite di cavalli e di postiglioni le loro stazioni; alcuni di essi, per speciale concessione, gestivano anche le osterie annesse alle stazioni. Giungendo nelle vicinanze di un posteggio, la vettura in arrivo dava fiato alla cornetta al cui suono gli addetti avevano l’obbligo di preparare immediatamente i cavalli di ricambio, a meno che, come era vizio invalso, non trovassero qualche appiglio per ritardare, sia per ottenere dai passeggeri qualche regalia con lo scopo di renderli più solleciti, sia per indurre i viaggiatori a pranzare o a bere nell’osteria annessa. Lungo le strade, al suono della cornetta della corriera, tutti i veicoli dovevano tirarsi di lato e lasciarle la precedenza al passaggio dei ponti e dei traghetti.

     

    Padre e figlio (Mozart aveva, allora, 14 anni) partirono da Roma l’8 maggio e per Capua giunsero a Napoli, dove alloggiarono due notti in una casa appartenente al convento agostiniano di San Giovanni a Carbonara; poi si traslocarono presso una signora ‘Angiola.

    Nella vicina Portici li ricevette il ministro marchese Tanucci. Leggiamo alcuni episodi raccontati nelle lettere dal padre Leopold:

    -19 maggio 1770-Ieri sera facemmo visita all’ambasciatore inglese la cui moglie suona il clavicembalo in modo commovente, ed è una persona assai affabile. Tremava, quando dovette sonare davanti a Wolfgang.

    22 maggio 1770 : La marchesa Tanucci, moglie del primo ministro, mi mandò ieri il suo maggiordomo per farmi sapere che questi era sempre ai miei ordini per condurci in giro nei vari luoghi e per mostrarci tutte le rarità di Napoli.

    26 maggio 1770 : La posizione di questa città mi piace ogni giorno di più; la città stessa poi non è male. Se soltanto il popolo non fosse così empio e la gente non fosse così sciocca da non passar loro neanche per il cervello che sono scocchi! Quanto alla superstizione!... E’ tanto radicata quaggiù, che si può proprio dire che si sia introdotta qui una vera eresia.

     

    Lettera del giovane Amadeus alla sorella il 5 giugno 1770:

    Cara sorella mia! Oggi il Vesuvio fuma forte, perbacco! E non ci posso andare! Abbiamo pranzato dal sig. Doll, che è un compositore tedesco e un brav’uomo. Ora incomincio a descrivervi la mia vita. Alle 9 ore, qualche volta alle 10, mi sveglio, e poi andiamo fuor di casa, e poi  pranziamo da un trattore, e dopo pranzo scriviamo, e poi sortiamo, e indi ceniamo, ma che cosa? Al giorno di grasso, un mezzo pollo ovvero un piccolo boccone di arrosto; al giorno di magro, un piccolo pesce; e poi andiamo a dormire. Avez vous coumpris?

    Ora parliamo salisburghese, che sarà meglio. Grazie a Dio siamo sani, il babbo ed io. Spero che anche tu starai bene e così pure la mamma. Se viene un’altra volta la signorina Aloysia falle da parte mia il mio complimento. Napoli  e Roma sono due città del sonno. Che bello scrivere, non è vero? Scrivimi e non essere tanto pigra. Altrimenti avrete qualche bastonata da me! Quel plasir! Je te casserai la tète. Mi rallegro già al pensiero dei ritratti e sono curioso di vedere se sono rassomiglianti; ce lo faremo fare anche il babbo ed io, se mi piaceranno… L’opera che si dà qui è di Jommelli: bella ma troppo seria e troppo all’antica per il teatro. La de Amicis canta impareggiabilmente, come pure l’Aprile, quello che ha cantato a Milano. Le danze sono miserevolmente pompose; il teatro è bello. Il re è educato zoticamente alla napoletana e per tutto il tempo dell’opera se ne sta sopra un panchettino per sembrare un pochino più alto della regina la quale è bella e cortese; infatti sul Molo (che è una passeggiata) mi ha salutato molto amichevolmente almeno per sei volte. Le casate illustri ci danno la loro carrozza per la passeggiata sul Molo. Domenica siamo stati invitati al ballo dall’ambasciatore francese. Non posso scrivere di più. A tutti i buoni a mici e amiche il mio complimento, addio. Dà il mio baciamano alla mamma.           Wolfgang Mozart

     

    Quattro anni prima, il 10 novembre 1766, quando Amadeus aveva 10 anni, il padre Leopold Mozart così scriveva all’amico Hagenauer:

    <<Ogni momento che perdo è perso per l’eternità…Ella sa senz’altro che i miei figli sono avvezzi al lavoro: dovessero perdere ore oziando, tutto il mio castello crollerebbe>>. Wolfgang Amadeus Mozart fu creato letteralmente da suo padre; in pochi casi il sapere paterno si è trasmesso tanto completamente al figlio, attraverso una frequentazione totale, un’imitazione reciproca, uno scambio continuo; ma intorno ai vent’anni Mozart cominciò a sentire il bisogno di un’affermazione di sé, di un successo in proprio, cominciò a inseguire l’idea di staccarsi dalla famiglia. La crescente reticenza con la quale il padre lo secondò e poi la rottura quando Mozart abbandonò definitivamente Salisburgo e il servizio dell’arcivescovo, mostrano come, fin dai primi tentativi di allontanarsi del figlio, il padre reagì in maniera sempre più convulsa e dolorosa. Fino a tutta l’adolescenza di Mozart, padre e figlio funzionarono come una testa sola, finché, col sottrarsi all’obbedienza paterna, quell’unità si scisse, con conseguenze devastanti per entrambi.

     

    C’è qualcosa di particolare nella natura del musicista. Diversamente dal pittore o dal poeta che traggono il loro materiale dai fenomeni del mondo esteriore, il musicista attinge i propri germi associativi dagli elementi musicali della propria interiorità; di qui il distacco dal mondo e la singolare incomprensione per molte cose della vita quotidiana.

    E’ il caso di Mozart il cui carattere e destino furono prepotentemente dominati dall’influsso di un demone inesorabile che foggiò corpo, spirito, volontà e inclinazioni sociali dell’artista ai fini esclusivi della sua missione musicale. Non un senso, non una qualità vediamo delinearsi in lui se non in funzione di utile mezzo della sua preponderante forza produttiva; e la vitalità di quella forza era tale da sapersi sottrarre con efficaci mezzi difensivi a qualsiasi pericolo di perturbazione che la minacciasse dal mondo esterno. Quando fiutava nell’aria favorevoli sollecitazioni o necessitava di particolare energia, questa facoltà arcana sapeva provvedere il delicato corpo del Maestro di organi ricettivi sensibilissimi oppure di una tenacia quale nessuna si sarebbe attesa da lui.

    La personalità umana semplice ed infantile di Mozart, tuttavia, non poté mai imporsi ai contemporanei come invece avvenne per Beethoven, la cui fisionomia inquietante incuteva rispetto anche all’ultimo degli spazzini viennesi. Mozart passò su questa terra senza solennità e senza enfasi. La sua, fu una vita di musicista con maggiori riconoscimenti per il bimbo prodigio che per l’artista maturo, una vita piena di strapazzi, di speranze, di rinunzie, di brevi zone luminose, a fianco di una moglie allegra, sensuale, attraente ma, in complesso, banale; in un ambiente instabile, poco rassicurante, che spesso e volentieri lo sottovalutava.

     

    Il tipo fisico di Mozart, nella sua scarsa appariscenza, fu l’incarnazione più adatta di uno spirito musicale tendente all’interiorità. Le mani,ferro del mestiere del suo demone musicale, erano perfettamente modellate,piccole, non magre, bellissime; e molto guadagnavano quando erano posate sulla tastiera. Mozart ne andava particolarmente fiero, ben conoscendo il fascino che conferivano alla sua persona. Altrettanto lo affliggeva la mancanza di altre qualità fisiche, alle quali tentava di sopperire vestendo sempre con accurata eleganza: nulla lo sconvolgeva maggiormente di un’osservazione sfavorevole al suo aspetto modesto.

    Lo spirito, in preda a un continuo lavoro creativo, imprimeva al corpo ininterrotti movimenti nervosi. Mozart non stava fermo un momento e quand’era costretto alla immobilità doveva almeno battere i talloni. Appariva sempre assorto quando stava lavorando a un’opera importante; ma interiormente era invece ben desto e immerso in una moltitudine di idee sempre mutevoli. In compagnia di amici, il suo contegno era quasi volutamente trascurato; parlava a vanvera o faceva scherzi deplorevoli. Amava alla follia il gioco del biliardo. Dopo avere lavorato duramente, faceva volentieri lunghe passeggiate; più tardi si provò perfino a cavalcare. Danzava con gusto e con garbo. Componeva e sonava di preferenza, spesso dopo divertimenti sfrenati, fino a tarda notte, abitudine che probabilmente nocque alla sua costituzione delicata fin dalla prima gioventù.

     

    La prodigiosa memoria musicale (che aveva ben poco a che vedere con la memoria meccanica di tanti virtuosi) era la manifestazione di una capacità di sintesi senza riscontri. L’idea musicale gli si fissava subito “plasticamente” nello spirito; per questo gli riuscì facile comporre a mente la maggior parte dei suoi lavori e stenderli poi sulla carta in così breve tempo, senza fatica e con assoluta sicurezza.

    Saggezza di vita, nel senso più corrente del termine, non ne ebbe molta ed infatti, di fronte agli egoismi e agli intrighi del mondo, Mozart si trovò costantemente disarmato. Ma se si trattava di affermare la sua prepotente forza creativa, allora e allora soltanto, come mosso da un istinto di conservazione sapeva affrontare la realtà della vita e del mondo con energia e chiara coscienza dei propri fini.

    Molti seppero sfruttarne la sconfinata bontà d’animo, senza poi più curarsi di lui, generoso e cordiale benefattore, così precocemente maturo in arte, ma rimasto eternamente bambino in tutte le contingenze della vita.

     

    Come molti altri geni inclini alla malinconia, egli aveva anche in grande misura quella giocondità di spirito che, inconsapevolmente, si oppone alle contrarietà della vita. Da essa emanava l’inimitabile umorismo, talora un po’ malizioso e volgaruccio, che spesso trapela dalla sua musica come luminoso atto liberatorio.

    Mozart era tutto fuorché un misantropo bisbetico: amava le compagnie allegre, anche se un po’ grossolane. Il brusìo di voci gaie ed esaltate, le cordiali risate, il petulante tintinnar dei bicchieri scacciavano da lui le preoccupazioni quotidiane e, anziché frastornare, sollecitavano le energie del suo spirito in continuo tormento creativo. E, avendo, l’esatta sensazione dell’azione benefica e stimolante che simili svaghi esercitavano su di lui, non si limitava alla parte dello spettatore silenzioso ma, appena poteva, partecipava direttamente con quanto aveva di meglio: la sua arte.

     

    Due donne costituirono i cardini estremi della sua vita sentimentale: la snella,affascinante, musicalissima Aloysia Weber, che per prima seppe infiammare il suo cuore passionale, e l’amena “cuginetta” augustana, dal fare disinvolto, un po’ ordinario, l’intima compagna di quei suoi deplorevoli svaghi, oscillanti fra un erotismo verbale spinto agli estremi e quelle zone di primordiale animalità nelle quali riusciva a placarsi il ritmo febbrile della sua fantasia. Per Mozart, la donna rappresentò un motivo di gioia spensierata e asentimentale, capace di dischiudere il suo genio intuitivo non già a un unico ideale preconcetto bensì a tutta la gamma di giochi, passioni, tenerezze del demone iridescente.

    Egli non fu un libertino sfrenato né un “cacciatore di gonnelle” per pura sete di avventure erotiche; seppe cogliere le occasioni favorevoli con gaia mascolinità, ma le persone pulite le trattò sempre con assoluta dirittura. Gli amori mercenari li evitò per tutta la vita. Fu assolutamente negato alle cose platoniche e ancor di più alle languide fantasticherie romantiche, lontanissime dalla sua serena sensualità. In amore, insomma, egli si mantenne sempre sano, integro, virile.

     

     

    Nella Primavera del 1781, all’età di 25 anni, Mozart tornava a prestare servizio presso la corte salisburghese come primo organista ma, di fatto, senza godere d’un minimo di rispetto da parte dell’arcivescovo Colloredo. Il giovane musicista sentiva di avere raggiunto la piena maturità ed è ovvio che pretendesse dai suoi colleghi e datori di lavoro stima e considerazione; al contrario, gli toccava desinare fianco a fianco dei camerieri dell’Arcivescovo, trattato come un qualunque lacché e pagato male.

    Il 28 aprile  Colloredo ingiunse l’ordine di partire a tutti i suoi musici-dipendenti, ma Mozart, non avendo soldi a sufficienza decise di restare almeno fino al 10 maggio. L’arcivescovo considerò questo rinvio un’offesa personale e si affrettò a convocare Mozart per sottoporlo a una severissima ramanzina. Ma lasciamo il commento allo stezzo Mozart in una lettera al padre:

    <<Mi chiamò mascalzone, pidocchioso, mattoide! Oh vorrei non scriverle tutto! Insomma, quando il sangue cominciò a bollirmi troppo, dissi: “Dunque Vostra Altezza non è contenta di me?” “Come! Volete minacciarmi? Oh, pezzo d’un mattoide! Eccovi la porta e ricordatevi: non voglio avere più nulla a che fare con un miserabile monello della vostra risma!” Ed io risposi: “E nemmeno io con lei!”>>

     

    Lo scontro epistolare tra Wolfgang e il padre fu feroce in quel periodo.

    Già furente per le dimissioni dal servizio a corte, il padre si oppose alla permanenza del figlio a Vienna e, soprattutto, in casa di Aloysia Weber. Questa volta, però, la forza di persuasione della dialettica e l’autorità paterna non servirono a nulla. In una lettera del 19 maggio 1781 Wolfgang Amadeus Mozart mise per la prima volta il padre con le spalle al muro:

    <<Devo confessare che nemmeno un passo della sua lettera mi permette di riconoscere mio padre! Un padre,certo, ma non il migliore e più autorevole padre, il padre tenero del proprio onore e di quello del suo figliolo;in una parola: mio padre… Meno che mai, ora posso recedere dalla mia decisione… Che lei non possa approvare le dimissioni di fronte all’Arcivescovo, è possibile ma, di fronte a me, non può assolutamente non approvarle… Io non sono un ragazzo, non sono un monello e se non fosse per Lei, non avrei aspettato che mi potesse dire per la terza volta: “Andatevene!”, senza prenderlo in parola.

     

    Al di là del Reno, la fiaccola della rivoluzione francese divampava già alta.

    Anche Mozart, negli ultimi anni di vita, aveva inconsapevolmente partecipato con la sua opera a questo poderoso rivolgimento di valori spirituali. Dalla fine del gennaio 1790, però, ben pochi lavori nuovi vennero alla luce e la situazione materiale di Amadeus sembrava farsi sempre più complicata e penosa; Gli erano rimasti solo due allievi. “Cercate di far correre la voce che accetto lezioni”, scriveva angosciato al fedele Puchberg in una delle tante lettere che ormai era costretto a spedirgli quasi quotidianamente, con la richiesta di prestiti più o meno cospicui.

    La moglie Costanza, sempre in cattiva salute, aveva dovuto trascorrere l’estate a Baden di Vienna per curarsi e Wolfgang, per economia, le era rimasto accanto, recandosi nella capitale, dove ormai quasi non c’era più bisogno di lui, soltanto in casi di assoluta necessità. Pieno di tenere premure per la moglie, sembrava talvolta dimenticare del tutto i propri malesseri. In aprile e maggio, tormentato da ostinati dolori di capo e di denti, incominciò a rendersi conto che la sua salute aveva avuto un tracollo. In agosto ebbe una ricaduta:<<Devo essermi scalmanato a furia di camminare e poi aver preso freddo senza accorgermene. Ora sono ammalato e pieno di preoccupazioni e di dispiaceri, il che renderà assai più difficile la guarigione>>

    Amare offese al suo orgoglio di artista lo colpirono non meno dolorosamente.

    In settembre giunse a Vienna il re Ferdinando di Napoli, ma Mozart non ebbe neppure il tanto sperato incarico di partecipare, sia pure in modesta misura, ai concerti di corte.

    Prostrato fisicamente e moralmente, schiacciato dalle preoccupazioni finanziarie, l’artista perse quell’energia e quella capacità di reazione che non l’avevano abbandonato mai, scivolando sempre più in fondo al baratro di tante miserie.

    June 19

    ...caldo & stress...

    ...ore 16:08...sono appena tornato a casa dopo una mattina di studio all'univ...sbalzo di temperatura tra dipartimento-biblioteca-resto del mondo di circa 20°....oggi si muore davvero, e come disse qualcuno, oggi non ho tempo di morire... devo mettermi a studiare Mozart e andare a fare allenamento, con questo clima l'infarto è quasi garantito...ad aggravare la situazione ci sono i classici lavori & lavoretti arretrati da fare, e chissà quando avro' il tempo di farli..intanto mi slurpo un bicchierone di fragole con panna alla faccia della dieta....sto delirando ?? forse.
    Xkè sto scrivendo ?? mah, volevo mettere un nuovo intervento e nn avevo idee ben precise su cosa scrivere, cosi' vi ho raccontato un po' la giornata... ora vi lascio che alle 20:30 ho anche le prove... e intanto il prezzo delle sigarette aumenta...
     
     
    al prossimo delirio, tenete botta, Raff
    June 17

    ..Il Trionfo del Tempo e del Disinganno

    ...Ci siamo ! sta per partite anch quest'anno la 13° edizione del festival Campano più amato dagli appassionati di musica Medievale,Rinascimentale,Barocca...
    personalmente suono in 2 di questi concerti:
     
     
    Mercoledi' 21 Giugno - ore 17:30 Caserta - Reggia Vanvitelliana - sala degli Alabardieri - 'Un Pomeriggio con Amadeus' - ingresso gratuito
     
     
     
    Domenica 23 Luglio - ore 20.00 S. Angelo in Formis - Basilica Benedettina - 'La Passione de Christo' - ingresso gratuito
     
     
    per tutte le altre date
    oppure       www.assoagp.altervista.org
     
     
     
    Tra poco altre date !
    June 15

    ...Un pomeriggio con Amadeus

    Salve visitatori del mio blog !
    a tutti i casertani, e a ovviamentea tuti coloro che hanno la possibilità di veire a caserta, intendo segnalare un concerto davvero importante:
     
     
     
    Mercoledì 21 giugno ore 17.30, Caserta, Reggia vanvitelliana, Sala degli Alabardieri
    Un pomeriggio con  Amadeus
    Elena Polito soprano Lello Agretti voce Marco Cocchinone flauto
    Luigi F. Trivisano, Pietro Di Lorenzo cembalo Raffaele Bove mandolino
     
     
     Mi raccomando cercate di venire numerosi !! il concerto tra l'altro dovrebbe essere gratuito,poi vi aggiorno sui dettagli...
     
     
    tenete botta !!
     
     
     
     

    ...considerazioni varie

    Questa storia degli space comincia ad interessarmi...oggi ho trascorso buona part del pomeriggio ad aggiornare le foto e altre cazzate...sarà una forma di esibizionismo adolescenziale o è solo un modo come un altro per trascorrere il tempo ?? a voi l'ardua risposta...ho visto un paio di space carini in giro, molte persone li usano in maniera molto accurata...altri invece sono puro e mero esibizionismo di serate in discoteca con abiti alla moda...altri ancora sono intimi e riflessivi,qualcuno è originale, altri molto meno, ispirati per lo più a film del tipo 3msc {3 metri sopra il cielo}, ri-vissuti in prima persona da parte degli autori dei vari blog...anche per oggi ho detto la mia, domani metto qualche data dei prossimi concerti (ce ne sono molti) cosi' se vi va potete venire a vedermi...
     
     
    Tenete ancora Botta....Raf
    June 03

    ..fabbrica di plastica

    è davvero molto strano come possano cambiare gli stati d'animo in un intervallo di tempo cosi' breve...e nn parlo di giorni, ma solo di mezz'ora...
     
     
     
    Finalmente ho ritrovato un po' di tempo da dedicare al mio blog, anche se nn siete in molti a seguirlo, chissenefrega...
     
    come state ? io bene, con tutti gli sbalzi e sobbalzi del caso, dal paradiso al nulla in mezz'ora, come ho scritto sopra... e nn so nè la causa nè l'effetto che cio' comporterà su di me..
     
    Probabilmente la verità sta nel mezzo, cioè in quello spazo indefinito tra hell & heaven ma nn mi piace più d tanto questa teoria...e poi, c'è sempre chi sta mooolto peggio...no ?? io penso proprio di si...
     
     
    ''Io vivo un metro più il là - da quel che tu chiami realtà - giusto quel metro più in là - vivo io - e vovono anche i miei pensieri - dentro dei discorsi accartociati - dio quando li sento liberarsi - so soltanto io quanto son veri ! - se il mondo è di plastica - è fatto di plastica - il mio è di plexiglas blu -
     
     
    tenete botta - al prossimo delirio